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POSTA CERTIFICATA: Diffida al ripristino degli incontri tra Gabriele Vitale ed i suoi familiari

Il presente atto di diffida è stato inoltrato dall'Avvocato Dolores B. al Direttore Sanitario della struttura che ospita mia figlio Gabriele, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Sindaco di Torino, al Presidente della Regione Piemonte, all'Assesore Regionale alla Sanità della Regione Piemonte.

A seguito dell’emergenza sanitaria da Covid 19, durante la cosiddetta Fase 1, è stato interrotto ogni rapporto delle persone ricoverate nelle strutture residenziali con il mondo esterno. Tale misura rappresentava giustamente il modo migliore per evitare anche in tali ambiti sociali la diffusione del virus a tutela della salute sia delle persone ricoverate che del personale sanitario addetto.

Tale divieto, tuttavia, ad eccezione -come sarà di seguito specificato- di sporadici e brevi accessi in loco, permane anche attualmente e risulta prolungato a tempo indeterminato, pur essendo -come è noto- decorse sia la Fase 1 che la Fase 2.

Mentre, infatti, gli ultimi provvedimenti governativi hanno consentito, per il resto della società civile, la ripresa dei rapporti interpersonali secondo modalità pre Covid, prescrivendo esclusivamente il rispetto di precauzioni sanitarie, per i disabili residenti in strutture occorre fare riferimento all’art.1.1
comma 1, sub BB del DPCM dell’11.06.2020 che dispone che l’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza debba essere limitato ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, determinando, nei fatti, una impossibilità di effettiva ripresa della frequentazione  degli ospiti da parte dei familiari.
Tale limitazione ha creato e crea gravissime ripercussioni sulla salute sia delle persone, come il mio cliente, che, da circa 4 mesi, non hanno più rapporti con i familiari ricoverati, che di questi ultimi che sono stati privati di qualsiasi stimolo esterno, primo fra tutti, quello familiare, ritenuto di
fondamentale importanza da tutta la letteratura scientifica internazionale, soprattutto nel caso dell’autismo.

In ragione della incomparabilità con la situazione delle RSA, che presuppone problematiche totalmente diverse e, dunque, soluzioni altrettanto specifiche, sussiste la impellente necessità di predisporre la ripresa delle frequentazioni secondo le modalità pre Covid e secondo le specifiche esigenze, dentro e fuori dalla struttura, tra i soggetti ricoverati ed i loro familiari, pur con l’obbligo di rispetto delle prescrizioni sanitarie. Ciò, al fine di ridurre il più possibile le conseguenze negative che derivano da tale isolamento, nel rispetto delle norme attualmente in vigore e del diritto delle persone con disabilità alla dignità e all’inclusione, come previsto dalla Convenzione ONU
sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dallo Stato italiano con la Legge 18/09.
Peraltro lo stesso DPCM dell’11.06.2020, all’art.9, non manca di sottolineare l’esigenza di riattivare le attività sociali per persone con disabilità nel rispetto delle disposizioni per la prevenzione dal
contagio e la tutela della salute degli utenti e degli operatori.”.
Costituisce certamente “attività sociale” il rientro a casa per brevi periodi di una persona disabile, già duramente provata dalla lunga lontananza dai suoi affetti più cari, vissuta a causa dell’emergenza Covid.
Le attuali rigidità, non sussistendo più i presupposti della piena fase emergenziale e tenendo conto delle specificità dei singoli soggetti ricoverati, si pongono oltretutto in contrasto con l’attuale quadro normativo (legge 134/2015, e la Legge 328/2000) e costituzionale, tutto proteso verso la deistituzionalizzazione delle terapie e verso l’inclusione sociale dei disabili, costituendo una evidente discriminazione sanzionabile ai sensi della Legge 67/06.

Dopo più di tre mesi e mezzo di isolamento, il Sig. Vitale ha potuto rivedere il proprio figlio solo il 24 Giugno u.s., nel corso di un incontro, tenuto all'esterno della comunità, di circa trenta minuti, alla presenza di un'educatrice.

Il mio assistito, è profondamente preoccupato per le condizioni di salute e per lo stato emotivo del proprio congiunto, che rischiano di aggravarsi con il protrarsi del tempo e della situazione di isolamento in cui attualmente si trova, tenuto conto dell’età e della sua condizione specifica.  
Preciso che il sig. Vitale costituisce l’unico punto di riferimento per suo figlio, essendo la madre di quest’ultimo ricoverata da più di un anno in una residenza del Lazio, a seguito di ictus.

Con la presente, pertanto, Vi invito e diffido ad adottare ciascuno per le proprie competenze, tutti i provvedimenti necessari al ripristino della frequenza e delle modalità dei contatti tra il paziente Gabriele Vitale e suo padre così come avvenivano nella fase pre COVID, dentro e fuori la struttura, pur nel rispetto delle attuali esigenze sanitarie.

Segnalo, altresì, che in caso contrario, sarò costretta ad agire nelle competenti sedi giudiziarie per la migliore tutela de diritti del mio assistito, senza ulteriore preavviso.